Videorecensione: “Le righe nere della vendetta” – T. Silvestrin

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Ecco la nostra nuova videorecensione per il canale di Creature della Notte, oggi vi presentiamo “Le righe nere della vendetta”, bel giallo storico edito da Scrittura e Scritture. Enjoy.

Le braci – S. Màrai

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Quando mi avvicino a una letteratura nuova, parto sempre un po’ titubante. Le differenze culturali a volte creano impedimenti di non poco conto, che limitano ed alterano la comprensione più intima di un libro.

Ne “Le Braci” Màrai descrive però sentimenti universali: l’amicizia, l’amore, il risentimento, il tradimento.
“Le Braci” è la storia di un’attesa durata 41 anni; è il resoconto dell’incontro di due amici che dopo tanto tempo si vedono e hanno modo di parlare. Vengono a galla i fantasmi del passato, la straordinaria armonia iniziale di un rapporto che sembrava destinato a durare in eterno e che, ad un certo punto, si inclina. Il lettore viene trascinato in un crescendo di emozioni, fino a che la verità, pagina dopo pagina, non viene presentata dinnanzi ai suoi occhi: piano piano i tasselli si ricompongono, in un monologo spiazzante ed esasperante.

Màrai si dichiarò non soddisfatto di quest’opera in quanto “troppo romantica”. Dietro lo stile forse un po’ troppo lacerante e melanconico in alcuni punti, si dipanano temi e sentimenti profondi. E si fa strada prepotentemente il motivo dell’incomunicabilità tra gli uomini: la consapevolezza che, per quanto una persona sia a noi vicina, non arriveremo mai a conoscerne tutti i pensieri.

Gli interrogativi finali, che il protagonista pone più a se stesso ormai che all’amico (la cui partecipazione al dialogo è minima e si limita a poche ed inutili battute), rimangono non risolti. La risposta, quella vera, non la sapremo mai: brucerà tra le fiamme e diventerà un mucchio di cenere davanti agli occhi di Konrad, di Henrik e ad i nostri.

Letture di Marzo – Un bilancio

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In questa primaverile prima domenica di Aprile, con i colori del Sud e l’aroma del caffè che già si diffonde per casa, è forse giunto il momento di tirare le somme delle letture marzoline.

Anche per Marzo, il totale delle mie letture ammonta a sei libri. Ed anche a Marzo vi propongo 5 promozioni e 1 bocciatura.

I PROMOSSI

1. Pastorale Americana – P. Roth. In assoluto la lettura migliore di Marzo, nonché del 2012, almeno per il momento. Tra l’altro riconferma il mio feeling con i romanzi vincitrici dei Premi Pulitzer. Decisamente consigliato. Ma vi avviso: non è una lettura leggera.

2. Il prigioniero del cielo – C.R. Zafòn. A lungo aspettato, nonostante la mezza delusione de “Il gioco dell’angelo”. So di passare dal sacro al profano, parlando di Zafon subito dopo Roth, ma che ci vogliamo fare? Concedetemi un po’ di profano. A me Zafòn piace (e questo terzo capitolo della saga aumenta il mio tasso di attesa sul prossimo).

3. Le Braci – S. Màrai. Letteratura ungherese, questa sconosciuta. Eppure forse è il caso che ne approfondisca la conoscenza. Un piccolo libro straziante, ma che porta alla riflessione.

4Il buio oltre la Siepe – H. Lee. Non posso dire di trovarmi d’accordo con il filone che tesse le lodi di questo libro. Un bel romanzo, con un messaggio antirazzista e la cui storia rimane certamente impressa. Non il capolavoro che mi aspettavo (se devo essere sincera), ma una lettura che certamente non può lasciare indifferenti.

5. La lettera Scarlatta – N. Hawthorne. Un classico che mi mancava. Ho rimediato.

I BOCCIATI

1. Il diario di Bridget Jones – H. Fielding. Sono del parere che a volte servano dei libri leggeri e spensierati. Ma libri stupidi no, grazie.

Persepolis, storia di un’infanzia – M. Satrapi

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“Era divertente constatare come Dio e Marx si assomigliassero. Forse Marx era un po’ più riccio.”

ImageOggi colgo l’occasione per parlarvi di qualcosa di un po’ diverso: non di un libro vero e proprio, ma di un fumetto. Non si tratta, però, di un fumetto qualunque, bensì di quello che è considerato uno tra i più grandi fumetti del Novecento: Persepolis, storia di un’infanzia. L’autrice, Marjane Satrapi, è iraniana: e, capirete già da voi, che meriterebbe di esser letto anche solamente per questo. Ma sarò buona e vi fornirò ulteriori motivazioni. Persepolis è, come dice il sottotitolo stesso, la storia di un’infanzia, dell’infanzia della Satrapi: nata da una famiglia nobili di idee liberali, Marjane si dimostra sin da piccola ribelle e curiosa. Proprio a causa delle sue idee rivoluzionarie, che care sarebbero potute costarle, i genitori decidono di allontanare la figlia dall’Iran e di mandarla a studiare in Austria. Ma ben presto Marjane capisce che quello non è il posto per lei: così come in Iran il suo “occidentalismo” risultava fuori luogo, così adesso – in Austria- voleva tenersi strette le sue radici islamiche. Che fare, allora? Qual è la via d’uscita per una ragazzina che sente di non appartenere a nessun posto? Marjane trova l’unica risposta nella solitudine. Fa da sfondo alle vicende, il triste scenario dell’Iran in guerra: un paese senza mai pace, segnato prima dalla Rivoluzione Islamica, poi dal conflitto con l’Iraq. Persepolis è anche (o forse soprattutto) uno strumento per la comprensione di un popolo: una cultura che si disvela attraverso la sofferenza di una bambina.

A tutti quelli che sono convinti che i fumetti non siano letteratura, ecco…a tutti questi io farei leggere Persepolis. Poi ne riparleremo.