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Cloaca, di Henri-Frederic Blanc, è stato il libro che più ci era rimasto impresso dopo la nostra visita al Pisa Book Festival, tanto che ve l’avevamo segnalato nel nostro post di ottobre.

Oggi finalmente, dopo averlo letto, possiamo raccontarvi davvero com’è e cos’è questo libro. 

Edito da Carta Canta editore, una casa editrice indipendente con sede a Forlì e Roma, “Cloaca” è un racconto breve ma piuttosto intenso, in cui il lettore riesce perfettamente a farsi un’idea dei personaggi già dalle primissime pagine.  

Il protagonista, Chris, è un omone inutile e fallito, che nasconde la proprio pigrizia dietro pensieri filosoficamente immensi e profondissimi, che sfociano in un odio generale verso il mondo e la gente. Egli racconta in prima persona della vita con la sua compagna, Katrine, una donna attiva e propositiva che non concepisce l’antipatica nullafacenza, annaffiata con parecchia birra e condita con cattiverie gratuite sugli esseri umani, in cui Chris trascorre le sue giornate.

Il pretesto per scuotersi dalla pigrizia è un viaggio a Roma. La coppia decide di lasciare Parigi in autostop e viene caricata da un ricco belloccio in Jaguar diretto proprio a Roma, che tenta di conquistare la bionda Katrine con racconti banali sul suo mestiere di sceneggiatore televisivo, dandosi troppe arie per i gusti di Chris, che non riesce a ignorarlo e, dopo infinite discussioni, vendica il suo maschio orgoglio ferito nel peggiore dei modi…

 Si capisce benissimo, nonostante la brevità del romanzo, che il cavallo di battaglia di Blanc è proprio un’onnipresente ironia: i tratti dei personaggi sono caricati al massimo (e nessuno di loro scorre con indifferenza, che ci sia una fortissima antipatia o un’altrettanto sentita empatia col personaggio principale – devo dire di trovarmi nel primo gruppo), i pensieri del protagonista sono estremamente studiati, sarcastici, irriverenti.

Adatto a tutti coloro che, in un libro, cercano vigore e sfrontatezza.

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