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E’ sempre bella la sensazione che si prova all’uscita di un nuovo libro di un autore che piace, tanto più se quell’autrice è Isabel Allende. La pubblicazione de “Il quaderno di Maya” la stavo aspettando già da qualche mese, quando  un provvidenziale concorso fotografico della Feltrinelli mi ha permesso di riceverlo comodamente a casa, a pochi giorni dall’arrivo nelle librerie.

Maya Vidal è un’adolescente, con alle spalle un’infanzia problematica: in fuga da pericolosi criminali e dall’FBI, si rifugia sull’isola di Chiloè. Il libro, sottoforma di diario, ripercorre le vicende passate e racconta quelle presenti, in un curioso andirivieni tra la caotica e peccaminosa Las Vegas e la tranquilla e paradisiaca Chiloè. Il contrasto è certamente aspro, ma risulta voluto e non fa altro che accrescere la bellezza e l’esotismo della piccola isola: è come se in un tale paesaggio, anche l’anima debba per forza trovare la pace.
Un’opera insolita e scorrevole, che conserva tutta l’eleganza e la sensibilità e lo stile della Allende. Ammetto di preferire la Isabelle dei tempi de “La Casa degli Spiriti”, ma la ringrazio per avermi fatto scoprire quell’angolo di mondo, Chiloè, che è già segnato in cima alla lista dei posti in cui mi piacerebbe andare.

Questo è il link della foto con cui ho partecipato al concorso: < Foto

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