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…ovvero “Oh come mi piace approcciarmi agli autori attraverso i loro lavori meno conosciuti e rimanere delusa: parte ennesima”.

Le premesse per innamorarmi di Pavese ci sarebbero tutte: adoro Fernanda Pivano, sua allieva, e sono grata a lui per aver avuto un ruolo determinante nella diffusione – in Italia- dell’ “Antologia di Spoon River”, sicuramente uno dei libri a cui più sono legata. Però c’è qualcosa che non va, qualcosa che non scatta.
Pubblicato nel 1949, “La bella estate” raccoglie tre mini-romanzi ( “La bella estate”, “Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole”) e valse all’autore il Premio Strega per il 1950. Il denominatore comune ai tre romanzi è l’ambientazione: una Torino del dopoguerra, triste e spersa.
Il primo romanzo, che fu scritto nel 1940, è quello che più mi ha convinta: è la storia dell’amicizia tra Ginia, operaia di un atelier, e Amelia, giovane modella libertina. Le loro vicende si snodano nel corso di un’estate che cambierà la vita di Ginia: il modus vivendi di Amelia la spingerà a una sessualità (forzata forse, più che volontaria) che pare esser l’unico riscatto di una vita altrimenti consuetudinaria. Ma Ginia capirà, a sue spese, quanto questo cambiamento possa rivelarsi catastrofico, piuttosto che edificante.
“Il diavolo sulla colline” gioca sul tema città/campagna: è il racconto di due mondi che si incrociano, di due stili di vita diversi.   All’esistenza rilassata e agreste della famiglia di Oreste, si oppone la realtà del ricco Poli e della moglie Gabriella, due ricchi giovani di città che si trasferiscono in campagna per cercare di fuggire da loro stessi.

“Tra donne sole”, infine, si presenta come naturale conclusione di un percorso che ci ha condotto tra decadenza e vizi, tra tentazioni e incertezze: Clelia, proletaria torinese, torna nella propria città per aprire un negozio di sartoria, dopo aver vissuto per anni a Roma . Qui incontra Momina e Rosetta, due donne che sembrano annoiate e prive di interesse per la vita. Il vuoto della loro esistenza è quasi palpabile; l’incapacità di prendere qualsivoglia tipo di iniziativa e invertire lo stato delle cose le porta a vivere in balìa degli eventi, in un flusso all’interno del quale viene inevitabilmente trasportata anche Clelia.

Un’opera senza dubbio interessante: ti trascina con sé in un mondo decadente e ti lascia il vuoto dentro. Mi ha fatta riflettere, ma non innamorare.

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