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Tom Joad è un po’ il classico eroe d’America. Protagonista, assieme alla sua famiglia, del romanzo più famoso del premio nobel John Steinbeck, è il tipico giovane che ha conosciuto la prigione, che affronta indefesso i problemi di una misera esistenza, che si pone a totale protezione della propria famiglia durante i periodi critici. Che alla fine decide di combattere in prima persona per migliorare le condizioni di tutte le altre persone.

L’anno d’uscita del romanzo è il 1939, la vicenda narrata quella dell’esodo, durante la grande depressione americana, di migliaia di famiglie dal centro America alla California, tra cui appunto la famiglia Joad. La descrizione della loro lunga traversata con mezzi di fortuna e tra vari accidenti, e delle tristi condizioni di vita da stranieri in una terra ostile, ha fatto di “Furore” un pezzo di storia, sempre presente nell’immaginario artistico e culturale degli Stati Uniti.

Così presente da ispirare, cinquantasei anni dopo, un intero album (intitolato proprio “The Ghost of Tom Joad”) di un’icona del rock americano, Bruce Springsteen.

Tutto il disco è legato a doppio filo all’atmosfera del libro, ma è in particolare la canzone che dà il titolo all’album ad essere totalmente evocativa. Ricorda i campi degli immigrati esattamente come li racconta Steinbeck, le armoniche solitarie, i fuochi sommessi, i bambini scalzi nel fango. I sogni infranti.

Ecco come una canzone può parlare di un libro meglio di molte recensioni.

The highway is alive tonight
But where it’s headed everybody knows
I’m sittin’ down here in the campfire light
Waitin’ on the ghost of Tom Joad

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