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Francesco Pacifico, nella postfazione all’edizione di “Belli e Dannati” della MinimumFax, scrive che i personaggi di Fitzgerald sono antipatici e che il libro si contraddistingue per “l’assenza di persone stimabili nell’intera lunghissima storia”.

E non me la sento di dargli torto. Di personaggi simpatici, in Fitzgerald, non c’è nemmeno l’ombra.

Anthony e Gloria, i due protagonisti del libro, sono assolutamente detestabili e inetti: però è proprio questa la loro bellezza. Attraverso di essi, Fitzgerald manifesta quella che è la sua massima forza, ovvero il tratteggio di personaggi che – nella loro incompiutezza- sono estremamente reali.

“Belli e Dannati” fu scritto nel  1922, cioè in un momento in cui lo scrittore aveva già all’attivo un altro romanzo: “Al di qua del Paradiso”. La penna di Fitzgerald è, ora, più matura, anche se manca di quella scorrevolezza e di quella compiutezza che raggiungerà solamente con le opere successive.

Anthony Patch è un giovane ricco e viziato, che vive alle spalle del nonno. Coltiva sogni di gloria e pensa di poter far fortuna scrivendo una monografia storica, in attesa della morte del nonno che lo renderà proprietario di una notevole eredità.
Gloria Gilbert è una ragazza attraente, probabilmente la più bella della città. Vuole diventare attrice e godersi la vita.
Si incontrano nei salotti di New York e si innamorano, ma la vita matrimoniale non sarà tutta rose e fiori. Ben presto scoprono i reciproci difetti e vengono trascinati verso il baratro, complice uno stile di vita dissoluto e al di sopra delle proprie possibilità  che li porta a vivere in condizioni economiche precarie.

Chi conosce pur minimamente le vicende di Francis Scott Fitzgerald, può ben intuire come il romanzo sia parzialmente autobiografico. I coniugi Fitzgerald amavano gli ozi e le spese folli e, come da loro sostenuto, molte volte il mettersi a scrivere di Francis era solamente un modo per pubblicare, aver soldi e “comprare una nuova pelliccia per Zelda” (nda: Zelda era la moglie di Fitzgerald).

“Belli e Dannati” è, insomma, un ritratto degli Anni Ruggenti americani: una storia di decadenza morale e d’amore. Ma no, non l’amore idealizzato: un amore un po’ più triste, fatto di noie condivise e di infelicità; un amore forse poco “stimabile”, ma non per questo meno reale.

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