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“Il libro segreto di Shakespeare” è un romanzo uscito dieci giorni fa per la Newton Compton Editori, accompagnato, in simultanea, dall’uscita nelle maggiori sale cinematografiche italiane di “Anonymus”, di Roland Emmerich, la pellicola che da esso prende spunto.

La Newton Compton ci ha gentilmente inviato una copia di questo romanzo che, a pochi giorni dalla pubblicazione, ha già riscosso successo.

Ma cos’ha di speciale questo libro?

Prima di tutto, l’autore, il giornalista Gene Ayres, sceglie uno pseudonimo particolare, John Underwood, battezzandosi come uno degli attori della compagnia dei King’s Men di cui faceva parte anche Shakespeare.

E poi la storia: Desmond Lewis, giovane professore controverso di letteratura inglese, un outsiders del mondo accademico, è famoso per sostenere teorie inusuali. Poco prima della pubblicazione del suo ultimo libro, che si preannuncia rivoluzionario, scompare e viene ritrovato morto. La teoria del suicidio non convince il suo amico Jake Fleming, giornalista investigativo, che si reca a Londra (seguito poco dopo da sua figlia Melissa, giovane attrice e studentessa) per indagare sulla sua morte e capire quale fosse la cosa così rivoluzionaria e pericolosa di cui Lewis si stava occupando. Ripercorrendo gli ultimi giorni del professore e parlando con le persone a lui più vicine, Fleming scopre che Lewis stava minando le convinzioni universali riguardanti William Shakespeare: la scoperta che il Bardo di Stratford non fosse altro che un prestanome e un impostore e che tutto il corpus shakespeariano universalmente conosciuto sia da attribuire a Christopher Marlowe. Ma la scomoda verità per cui Lewis è stato ucciso si rivela essere molto pericolosa anche per Jake e sua figlia…

La trama è in fin dei conti semplice, i personaggi sono comuni: ma ciò che davvero interessa e coinvolge in questo libro non sono le storie personali dei protagonisti, ma la lunga e estenuante ricerca storico-letteraria, che si inserisce in modo predominante nella trama classica del thriller. Si parte dai dubbi suscitati dalle poche notizie sicure riguardanti la biografia di William Shakespeare di Stratford-on-Avon e dalla sua dubbia preparazione scolastica, dal suo testamento autografo così poco adatto ad un uomo di cultura, dalle scarne testimonianze coeve; dando così fede all’idea che, dietro il curpus di opere, ci sia un altro autore. Questi viene identificato in Christopher Marlowe, grande amico della regina e scrittore eccelso, di cui forse fu inscenata la morte e che in realtà avrebbe continuato a scrivere dall’esilio ciò che noi ora cataloghiamo sotto il nome di Shakespeare.

L’autore usa il romanzo come punto d’arrivo di studi veri sulla diatriba Shakespeare-Marlowe, utilizza documenti storici e fonti bibliografiche esistenti e conosciute in ambito accademico, riportando in auge la diatriba sulla paternità delle opere del Bardo. E fa ciò in modo intelligente e coinvolgente, riportando anche i brani di cui si serve per spiegare le sue ragioni, affinché il lettore segua i ragionamenti dei personaggi, entri nelle ricerche, ne capisca le conclusioni.

Ciò che convince molto del romanzo in sé, al dì la della faccenda shakespeariana a cui si può credere o meno, sono le descrizioni di luoghi un po’ meno noti della Londra moderna (in cui si muovono Jake e Melissa), le evocazioni dei luoghi della Londra cinquecentesca (in cui si muovono arcivescovi, nobili, spie e artisti) e i richiami a un grande numero di scrittori elisabettiani ai più sconosciuti. In primis, appunto, la figura di Marlowe che, nonostante l’indubbio valore letterario delle sue opere e la modernità della sua persona, ha nei secoli subito una spietata damnatio memoriae.

Se questo libro, al di là del fatto di essere alla fin fine piacevole, favorirà la lettura delle opere di Marlowe, allora non sarà nato invano. A questo proposito vi lascio qui di seguito alcuni link sulla questione shakespeariana e su Marlowe.

http://www.marlowe-society.org/ 

http://www.marloweshakespeare.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Attribuzione_delle_opere_di_Shakespeare

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