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Philippe Besson è un autore francese, classe ’67, che un giorno ha acquistato una riproduzione del famoso quadro di Edward Hopper, “The nighthawks”, e ci ha scritto su un romanzo, fantasticando sui personaggi dipinti e sulle loro probabili storie.

Immagina quindi che la donna in rosso sia una scrittrice teatrale di successo, l’uomo accanto a lei uno dei suoi amori passati, forse il più importante, che torna per caso nel bar frequentato da entrambi ai tempi del loro amore. Sotto lo sguardo quasi paterno del barista, che partecipa silenziosamente alle storie di tutti i suoi clienti, i due si scambiano ricordi e emozioni tentando di capire in quale punto, a partire dalla loro separazione, le loro vite si siano frantumate.

La narrazione è veloce e si compone in piccoli paragrafi che frammentano la storia, in quanto il punto di vista cambia di volta in volta, permettendo al lettore di entrare nei pensieri di tutti i personaggi. Questi pensieri si svelano in piccole frasi brevissime, dal ritmo serrato e cadenzato, che si concatenano divagando e toccando le emozioni più disparate. Si va oltre la descrizione di un’unica serata di tarda estate in un bar della East Cost, rivivendo assieme ai protagonisti il loro passato, senza staccarsi mai dal bancone.

È un viaggio nell’animo di un uomo e di una donna che in risposta al dolore ricercano il passato, e che si rendono conto che solo abbattendo il muro d’orgoglio che li separa possono tornare alla serenità e, forse, di nuovo ad amarsi.

Edward Hopper, “The Nighthawks”, 1942

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