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Il 18 novembre 1922, ottantanove anni fa, moriva Marcel Proust, nel suo letto di rue Hamelin, pochi giorni dopo aver messo la parola “Fin” alla sua enorme opera.

Credo che non esista opera al mondo così in simbiosi con il suo scrittore come “Alla ricerca del tempo perduto”. Ed è per questo che, ogni volta che penso alla morte di Marcel, recito tra me e me, a bassa voce, le quattro righe da lui scritte nel quinto volume della “Ricerca”, descrivendo la morte dello scrittore Bergotte, quasi immedesimandosi e prevedendo l’approssimarsi della propria.

<<Venne alla fine sepolto, ma per tutta la notte della veglia funebre, nelle vetrine illuminate, i suoi libri, disposti a tre a tre, vegliavano come angeli dalle ali spiegate, e  sembravano, per colui che non era più, il simbolo della sua resurrezione. >>

(Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto – La prigioniera”)



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