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Per “celebrare” l’uscita di “Dio è nero, Il fantastico racconto dell’evoluzione”, ultima fatica del Nobel Dario Fo, che parla di evoluzione, “involuzione” e ecologia, oggi voglio proporre la recensione di un’altra sua opera: “L’apocalisse rimandata, ovvero Benvenuta catastrofe!”.

Uscito nel 2008, è l’emblema dell’estremo interesse, quasi ossessivo, dell’autore per le tematiche ambientali e per la salvaguardia del nostro pianeta.

Nel suo tipico stile diretto e corporale, mutuato dalla lunga esperienza teatrale, Fo immagina il giorno in cui il mondo si sveglierà senza più elettricità, né petrolio, senza poter viaggiare o accendere un computer, con telefoni e soldi inutilizzabili. Sono crollati gli stati, le gerarchie, le abitudini. Ma dalla tragedia del paradosso, ecco il rovescio comico: in una Milano spettrale e abbandonata, i cittadini“ritornano primitivi”, aguzzano l’ingegno e inventano nuove fantastiche macchine per volare, spostarsi, riscaldarsi sfruttando il sole e il vento; tornano alla campagna, a produrre ciò di cui hanno bisogno. Gli uomini capiscono di non poter far altro che trarre beneficio dall’Apocalisse, in un susseguirsi di scene tragicomiche e folli, con dialoghi spiritosi e variopinti, teatralissimi eppure molto verosimili, in una di quelle atmosfere giullaresche tanto care all’autore.

L’edizione (Guanda, lodevole) è pregevole perché corredata di 65 disegni dell’autore, di sostegno alle fantasiose vicissitudini dei personaggi e che aumentano l’atmosfera di sogno. Ma se il sogno fosse premonitore? Se il crollo fosse veramente prossimo? Se – citando Fo- “l’apocalisse verrà davvero, se l’umanità non rinsavisce”? Beh, allora, rinsaviamo!

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