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La felicità è un cappottorosso con la fodera a brandelli…

…quindi risparmiate i 15 euro e compratevi un cappotto rosso da sbrindellare.

Riassumendo: Aurélie Bredin è una cuoca, una trentenne piuttosto anonima e sfortunata in amore. Dopo l’ultima delusione sentimentale, entra in una libreria e si imbatte in un romanzo che le cambia la vita. Decisa a conoscere l’autore, si butta a capofitto in una serie di ricerche che le cambieranno, per certi aspetti, l’esistenza.

Caro Barreau, rinunciaci. Sei il Moccia d’oltralpe. L’unica differenza è il target d’età dei protagonisti, che qui sono un poco più attempati.
Salvo solamente la frase iniziale di J.Barnes (“La felicità è un cappotto rosso con la fodera a brandelli”) che, però, mi aveva illusa facendomi presagire un contenuto migliore. Potrei dire che salvo anche le ricette finali, ma ancora non posso affermarlo visto che devo ancora sperimentarle.

Ammetto di aver pensato di essere più clemente nella recensione del libro , perchè il finale tocca le corde del cuore. Ma poi ho riflettuto e ho deciso che non se la merita, perchè la scrittura è elementare (quasi bruttina, a dire la verità) e ci sono molte frasi lapidarie che danzano sulle note di un irritante walzer delle ovvietà. Insomma, dicevo: sì, tocca le corde del cuore, ma è piuttosto facile conseguire questo risultato parlando di sentimenti e spesso sono corde che vibrano per molto meno di 15 euro.

Da leggere solamente se ve lo regalano (o se lo vincete, come è successo a me) o se siete dei mocciani grandicelli che hanno bisogno di una versione trentenne di Step e Babi.

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