Le vergini suicide – J. Eugenides

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Cecilia, Lux, Mary, Bonnie e Therese sono 5 sorelle. Oltre ai legami di sangue, c’è un’altra tragica cosa che le accomuna: tutte sceglieranno la via del suicidio. No, non c’è nessuno spoiler: sin dalle prime pagine  risulta chiaro quale sarà l’epilogo della storia.

E’ un’attesa lunga 213 pagine, un’interminabile apnea  raccontata dagli occhi di un gruppo di compagni di scuola delle sorelle Lisbon.  La speranza è quella che entri in gioco qualcosa che sovverta l’ordine delle cose, che – in qualche modo – il meccanismo si blocchi e che il suicidio collettivo annunciato in partenza  non si compia. Ma, nel funerale del sogno americano affrescato da Eugenides, non c’è posto per l’illusione e tutto finisce per precipitare, come nelle peggiori previsioni.

La drammatica storia di 5 ragazze che si uccidono perché volevano vivere e non gli è stato permesso.

Il bilancio (in ritardo) di Aprile 2012

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Circostanze non felici mi hanno tenuta lontana da Internet più a lungo di quanto io potessi desiderare, per cui solo adesso (quasi a metà maggio) posso stilare un bilancio delle letture del mese scorso. Per fortuna anobii supplisce alla mia traballante memoria e mi viene in soccorso, facendomi notare che i libri di Aprile 2012 sono stati 6 (il numero 6 ricorre ogni mese).
Questa volta, però, cambia (in peggio) il rapporto tra promozioni e bocciature.

I PROMOSSI

1. Le vergini suicide – J. Eugenides. La storia di 5 sorelle che condividono lo stesso tragico destino.

2. Amabili Resti – A. Sebold. Una storia che non può lasciare indifferenti. La storia di una quattordicenne che nel 1973 viene violentata e uccisa dal vicino di casa.

3. Molto forte, incredibilmente vicino – J.S. Foer. https://corrispondenzerecensioni.wordpress.com/2012/05/07/molto-forte-incredibilmente-vicino-j-s-foer/ <– qui la videorecensione

I BOCCIATI

1. La cucina degli ingredienti magici – J. McHenry. In questo periodo, a quanto pare, vanno di moda i romanzi relazionati al mondo della cucina. L’idea sarebbe pure interessante, peccato che le trame siano inconsistenti.

2. La luna e i falò – C. Pavese. Grazie Pavese per aver portato in Italia l’Antologia di Spoon River, grazie per essere stato maestro della Pivano e grazie per tradotto la letteratura americana. Ma tra noi non c’è feeling.

3. Cuore di Tenebra – J. Conrad. Libro a cui è ispirato Apolypse Now. Il film non l’ho visto, ma il libro l’ho letto e c’è qualcosa che mi sfugge.

Pastorale Americana – P. Roth

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Nell’Antologia di Spoon River Edgar Lee Master immaginava che sulla lapide di Trainor (che poi sarebbe diventato “Il Chimico” di De Andrè) ci fosse scritto:

“E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, o quali figli ne risulteranno? […]

C’erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in sé stessi, ma cattivi l’uno con l’altro:
lui ossigeno, lei idrogeno,
il loro figlio, un fuoco devastatore.”

 Seymour Levov ha tutto ciò che si può desiderare: un bell’aspetto, successo a scuola, successo nello sport. La sua vita appare dal di fuori l’incarnazione del perfetto sogno americano. Ma c’è qualcosa che lo corrode nel profondo.

Sarà Nathan Zuckerman, scrittore e vecchio compagno di scuola, a narrarci la vita di Levov, detto “lo Svedese”, ad evidenziarne le vittorie e a seguirne la lenta caduta verso il baratro. E sul fondo del baratro c’è lei, Mary, la figlia avuta da una moglie bellissima: un fuoco devastatore. Balbuziente e irascibile, Mary – sullo sfondo del conflitto in Vietnam – “porterà la guerra in casa Levov”.

 

Un libro profondo e sconcertante che vi consiglio dal profondo del cuore. Scritto meravigliosamente.

Il nome della rosa – U. Eco

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Tutti mi dicevano “Non si può arrivare a 24 anni senza aver letto Il nome della Rosa”.

A queste accuse io rispondo che sì, ci si può arrivare ed anche in buona salute. Non è mia intenzione screditare un libro, che – anzi – non lo merita, sono solo del parere che a volte si tenda ad idolatrare troppo un romanzo/autore. Il nome della rosa è sì una lettura piacevole e ben strutturata, ma a mio avviso non è così imprescindibile come si vuol far credere.

La trama la conoscono tutti. Anno Domini 1327, una serie di omicidi scatena il panico in un monastero così, l’abate decide di affidare il caso a un dotto francescano (Guglielmo da Baskerville) ed al suo aiutante, Adso da Melk.  Le vicende si snodano scandite dai tempi monastici, in 7 giorni che segneranno la vita di Adso così profondamente da spingerlo a scrivere e raccontare tutto in una lunga lettera.

Il racconto è avvincente e il contesto storico è ben ricostruito. Magistrali alcuni passaggi in cui si fa luce sui metodi dell’Inquisizione o in cui si offre una panoramica delle eresie. Ho trovato un po’ ridondanti e fin troppo limati alcuni discorsi in cui mi è parso di leggere il desiderio di autocompiacimento di Eco;  assolo che poco servivano all’economia della storia.

Un romanzo che merita di esser letto,  che sicuramente arricchirà le vostre librerie e di cui potete  fare a meno per 24 anni. Però, ecco, al venticinquesimo anno di vita – qualora abbiate voglia di un buon libro – prendetelo tra le mani.

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